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"Le Havre", l'humour e l'utopia di Aki Kaurismäki - ElisabettaRicci.it
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"Le Havre", l'humour e l'utopia di Aki Kaurismäki
di Elisabetta Ricci




"Miracolo a Le Havre"

Miracolo a "Le Havre" di Aki Kaurismaki
 
Oramai c'abbiamo fatto il callo, le traduzioni dei titoli dei film stranieri lasciano a desiderare. "Le Havre", l'ultimo capolavoro che reca la firma di  Kaurismäki, non è stato immune a questo scempio, che travisa e trasmette allo spettatore un'idea distorta della pellicola che appare rappresentata come uno di quei film creati ad hoc per il grande schermo di Natale.
 
Accostarsi al film di Aki Kaurismäki è un'operazione estremamente complessa, ma non appena ci si addentra nella sua atmosfera realistica, magica e disincantata ci si senre rapiti, è difficile uscirne.
Aki  Kaurismäki prima ancora che regista è poeta, scrittore, pittore. La sua ultima tela "Le Havre", è una città portuale in Normandia, uno di quei luoghi incantevoli senza tempo in cui è un piacere perdersi e ritrovarsi.
Le luci di "Le Havre" ritratte da Manet si riaccendono in ogni angolo di strada, nei caffè, nella dimora dimessa di Marcel.
"Le Havre" è un'opera grandiosa sull'umanità dolente, una storia semplice, senza fronzoli, di un realismo disarmante che racconta la società tal quale appare: un enorme e vuoto contenitore in cui l'essere umano non conta.
Protagonista principale Marcel Marx, un lustrascarpe che si guadagna da vivere a Le Havre, una città di confine, di carico-scarico merci.
In uno di quei containers è strozzata la disperazione dei migranti, e in particolare di Idrissa, nei cui occhi rifulge ancora un flebile bagliore di vita. Idrissa è un ragazzino di colore approdato sulle coste francesi e vivo (stavolta sì!) per miracolo.
I due destini si incrociano e si intrecciano.
La vita di Marcel subisce una caduta improvvisa a causa dell'improvvisa malattia di Arlettin, sua moglie (magnificamente interpretata) che improvvisamente scopre di avere il cancro.
Ma il vero cancro di cui parla  Kaurismäki è in primis sociale e si traduce nell'indifferenza.
Se si superano gli scogli e le incertezze della vita attraverso la solidarietà allora sì, tutto può accadere, anche un miracolo.
La solidarietà non è una favola, ma una missione d'umanità, nel senso più nobile del termine. Una chiamata urgente alla quale è doveroso rispondere.
 
Le Havre è una storia realista, ottimista, catartica. Un film generoso. E 'il  Kaurismäki che amo. Una piccola meraviglia.
Un film che avanza lentamente nell'oscurità della coscienza e dei nostri cuori.
 
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